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Marcello Motta
Il dipinto viene esposto alla mostra Got a lot o’ livin to do. Dizionario d’amore della pittura, a cura di Giovanni Cerri dal 6 al 21 dicembre 2006 presso la Fondazione Radice. “La mostra” avvisa Cerri introducendo la mostra “presenta una selezione di opere recenti dell’artista, che da alcuni anni si orienta verso una figurazione molto libera, quasi al confine con il linguaggio informale, dove però emergono e affiorano richiami simbolici, allusioni e frammenti di citazioni, reminescenze letterarie, “omaggi” ai grandi maestri del passato.
Caratterizzata da una tonalità rossa dominante, la sua pittura evoca esperienze espressioniste e surrealiste, ed è quindi una dichiarazione esplicita verso il mezzo antico del dipingere, che via via assume declinazioni dai toni più accesi e palesemente figurativi, oppure si sintonizza verso l’espressione di emozioni più segrete e sottintese.” Una prima versione su carta era già stata pubblicata nel 2006 con il titolo di Leone mistico sul sito di informazione artistica e turismo culturale “Art dream guide” all’interno di un breve medaglione biografico dedicato all’artista, di cui il dipinto era chiamato a rappresentare in forma emblematica il lavoro (http://www.artdreamguide.com/popandstars/_motta/arti.htm). Dal fondo rosso scuro affiora la testa di un leone, davanti al quale si apre un semi-arco a tratti reso incandescente da fugaci lumeggiature. Nel resto del dipinto non si trovano elementi riconoscibili, se non dei profili floreali gallegianti in maniera decorativa. La pittura, però, non si accontenta dei limiti della tavola e sfora sulla cornice, proseguendo motivi già sviluppati nel dipinto, in particolare delle righe perpendicolari sulla mezzeria di ogni lato. L’artista aveva inoltre previsto una piccola tela applicata sopra al dipinto, subito sotto la testa del leone, ma attualmente questa piccola tela ha preso una via separata dall’opera per cui è stata creata, di cui resta traccia solo nel piccolo gancio applicato alla tavola. Motta ha costruito una rappresentazione onirica, compositivamente paratattica, in cui gli elementi fluttuano su un fondo indefinito fatto di campiture modulate fra il rosso e il mattone con passaggi per l’amaranto: accordi cromatici, questi, che conferiscono un’atmosfera edonistica alla rappresentazione. Va letta in questo senso, a mio avviso, la nebulosa definizione degli oggetti compositivi e la mescolanza di elementi grafici e brani descritti a chiaroscuro: la testa del leone, in particolare, è delineata con poche pennellate tono su tono, sottolineate da un nervoso tratto di gessetto blu sul contorno e da brevi, fulminanti lumeggiature di bianco sul contorno dell’occhio, nella pupilla e sul profilo del naso. Luca Pietro Nicoletti
Marcello Motta
Nato a Ginevra nel 1965, diplomato in pittura all’Accademia di Belle Arti di Urbino, successivamente si specializza in disegno monumentale e incisione alla Scuola Nazionale Superiore delle Belle Arti di Parigi. Continua gli studi di Lettere all’Università di Urbino e subito dopo insegna francese a Ginevra.
Da qualche anno si è stabilito a Montelabbate (PU), dove vive e lavora. Le sue mostre personali più recenti si sono tenute alla Galleria Fluxia a Chiavari nel 2000, alla Cortina Arte nel 2001, alla Galleria d’Arte Contemporanea Cascina Roma di San Donato Milanese nel 2003. Tra le mostre collettive segnaliamo la sua partecipazione a “Arte per tempi nuovi” alla Galerie Die Ecke di Augsburg (Germania) nel 2003 e “Punti d’incontro” alla Fondazione Metropolitan a Milano nel 2003. Vive e lavora a Montelabbate (PU). Torna all'elenco degli artisti
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