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Lorenzo Manenti
Donna di Warka
2005
Tecnica mista su carta, cm 85x150 cm
Anno di donazione: 2007
Mostre: Milano 2007

Bibliografia:
Lorenzo Manenti. Irakena, catalogo della mostra (Milano, Fondazione Gianni e Roberto Radice, 19 aprile-5 maggio 2007) a cura di L. Nicoletti, Milano, 2007


Il grande disegno della Donna di Warka viene realizzato in vista di un progetto espositivo che sfocerà nella mostra Irakena presso la Fondazione Gianni e Roberto Radice nell’aprile 2007. Lorenzo Manenti aveva iniziato a lavorare ad un ciclo di dipinti dedicati all’arte della Mesopotamia in vista di una mostra presso la galleria “Eclettica” di via Rosolino Pilo, a Milano. “Io ero molto preso” mi scriveva l’artista stesso: “conoscevo da molto lo spazio ed era perfetto, avevo già in testa tutta l’esposizione con la collocazione di ogni singolo lavoro. Mi colpiva molto il fatto che quello spazio così lungo e stretto come un grande corridoio inframmezzato da quel pilastro e dai due archetti aveva una vaga somiglianza con una delle sale dell’Iraq museum di Baghdad […]” (lettera del 7 gennaio 2007). Tuttavia di quella mostra, che doveva svolgersi nell’autunno del 2006, non si fece nulla e il progetto rimase in sospeso fino all’approdo alla Fondazione Radice. Lo spirito dell’iniziativa era rimasto immutato e si basava sul principio che i reperti e le vestigia del passato non sono minacciati soltanto dall'incuria del tempo e degli uomini. Anche la guerra, infatti, ha le sue responsabilità.

Il conflitto iracheno, nel caso specifico, ha avuto come conseguenza la devastazione del museo di Baghdad e la perdita di importanti pezzi di archeologia mesopotamica. Lorenzo Manenti, che aveva già dedicato diverse opere alle antiche civiltà, ha deciso di approfondire la conoscenza dei popoli che hanno vissuto in questa zona e ha realizzato un ciclo di grandi tavole in cui frammenti di archeologia, portati a dimensioni monumentali, ci osservano interrogandoci sul loro destino. La Donna di Warka, una piccola maschera di marmo del 3.000 a.C. rinvenuta nella zona di Uruk, è fra i reperti del museo di Baghdad dapprima dispersi e poi ritrovati. Nel lavoro di Manenti, questa sculturina giganteggia fortemente fuori scala, con uno scarto dimensionale che la impone alla vista con un impatto violento, privo di compiacimento.

L’artista ha tracciato su carta il disegno della testa con un abile lavoro di tratteggio a carboncino, tessendo una fittissima trama di segni frammisti fra il nero del carbone e i rialzi di toni ottenuti per via di levare con la gomma pane. Si apprezza particolarmente, in questo senso, il tratto senza incertezze sul ritorno di luce che delinea il profilo del mento. Sopra il disegno, in un secondo momento, l’artista è intervenuto con delle vernici per il legno sull’intera superficie disegnata, conferendo un tono brunito di sapore pittorico. Ma soprattutto, la stesura di questa vernice, lavorando sul dipinto tenuto in verticale, ha provocato una interminabile serie di colature (intenzionali) che aggiungono una tonalità drammatica all’opera: è come se la testa della Donna di Warka, in quel terribile sguardo nero dalle orbite cave, si stesse auto-distruggendo sotto gli occhi dell’osservatore. Del resto anche la forma irregolare del foglio, non celata dalla successiva applicazione della carta su compensato, aggiunge senso ad una poetica del frammento e della rovina.

Conclude l’operazione concettuale di questo lavoro, infine, l’aggiunta di una scritta sotto la testa, che fornisce tutti i dati della scultura. Manenti gioca a creare un carattere simil-cuneiforme, dal travestimento antiquario e mediorientale, ma poi scrive in italiano per avere una comunicazione più diretta, come fosse la statua stessa, divenuta ritratto parlante, a fornire le proprie generalità.

Luca Pietro Nicoletti


Lorenzo Manenti
Lorenzo Manenti è nato a Romano di Lombardia (BG) nel 1978, vive e lavora a Ghisalba. Dopo aver frequentato il Liceo Artistico Statale di Bergamo, si iscrive al corso di Pittura dell’ Accademia di Belle Arti di Brera, dove studia con il maestro Saverio Terruso, conseguendo poi il diploma nel marzo 2002 con Elena Pontiggia su ‘Sironi e gli anni della pittura murale’.
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